4 FEBBRAIO 2018. GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA CONTRO IL CANCRO
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4 FEBBRAIO 2018. GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA CONTRO IL CANCRO

4 FEBBRAIO 2018. GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA CONTRO IL CANCRO
 

4 FEBBRAIO 2018. GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA CONTRO IL CANCRO

PAZIENTI E CAREGIVERS, TRA I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA

Il cancro è una malattia socialmente rilevante che fa sempre paura, nonostante la ricerca scientifica negli ultimi decenni abbia sviluppato nuovi farmaci chemioterapici che hanno migliorato la qualità dell’assistenza erogata e aumentato sensibilmente l’aspettativa di vita. Tuttavia risulta essere ancora la seconda causa di morte tra la popolazione (29% di tutti i decessi) dopo le patologie cardiovascolari (37%). L’incidenza del cancro sulla salute pubblica è notevole, l’impatto della patologia sulla rete sociale e familiare è incisivo a tal punto da giustificare la diffusione e la promozione di campagne di prevenzione oncologica attraverso corretti stili di vita. Le evidenze scientifiche sottolineano ancora una volta quanto l’esposizione ai fattori di rischio ambientali e la correlazione molto forte con l’alimentazione favoriscano l’insorgere di un tumore.

Nella giornata Mondiale istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si vuole ricordare che dietro i numeri e le percentuali statistiche c’è il volto di chi, prima di essere malato, è persona che vive la diagnosi come una sentenza, una spada di Damocle sospesa tra cicli e follow up, tra periodi scanditi dalle cure e tempi, più o meno lunghi, liberi da malattia. Accanto alla persona coinvolta e sconvolta dalla “malattia del secolo”, ce n’è quasi sempre un’altra che vive il percorso di cura con altrettanta partecipazione e disagio. E’ il caregiver, generalmente un familiare di riferimento che risulta essere una figura fondamentale nell’educazione sanitaria e nell’assistenza diretta al paziente. Il suo ruolo chiave inizia in ambiente ospedaliero, nei momenti iniziali di presa in carico da parte dei sanitari, ma continua soprattutto a casa, nel quotidiano prendersi cura.

Quella dei caregivers è una rete silenziosa di assistenza, supportata dall’assistenza domiciliare integrata, diventata complementare ed essenziale a quella erogata dai professionisti della salute. In Italia in media il 17,4% della popolazione (oltre 8,5 milioni di persone) è caregiver, si occupa cioè di assistere altre persone con problemi dovuti all’invecchiamento, patologie croniche o infermità. E di questi il 14,9% (quasi 7,3 milioni) lo fa soprattutto verso i propri familiari (niente badanti quindi, calcolate dall’Inps in circa 900 mila).

L’attività del caregiver è stata appena riconosciuta dalla legge di Bilancio 2018 che ha istituito per loro un fondo di 20 milioni di euro l’anno per il triennio 2018-2020, definendo caregiver la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un parente o di un affine entro il secondo grado, o di un parente entro il terzo grado se i genitori o il coniuge (o la parte dell’unione civile) della persona assistita abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Le classi di età maggiormente impegnate nel fornire assistenza sono quelle tra 45 e 54 anni e tra 55 e 64 anni. L’impegno varia in base al tempo dedicato all’assistenza. La maggior parte (53,4%) dedica meno di dieci ore a settimana a questa attività, seguita da chi invece vi dedica più di 20 ore a settimana (25,1%). Il 19,8% dedica almeno 10 ore, ma meno di 20 a settimana e una quota dell’1,6% non dà indicazioni sui tempi. A livello di singole Regioni la percentuale maggiore è in Friuli Venezia Giulia (20,2%), quella minore a Bolzano (11,9%). Per la percentuale di chi di più assiste soprattutto i familiari invece la prima è l’Umbria (17,1%) mentre in fondo c’è sempre Bolzano (9,3%). Il record del minore tempo dedicato all’assistenza è del Veneto con l’81,8% che impegna meno di dieci ore (ma seconda è il Friuli Venezia Giulia con 61,4%), mentre chi temporalmente dedica di più (oltre 20 ore) è in Sicilia (37,2%).

Gli anziani sono quindi più frequentemente caregiver di altri anziani (spesso familiari) che hanno maggiori bisogni di salute e non trovano altre forme di assistenza sul territorio. Purtroppo però, spesso il tempo che anche questi possono dedicare ai bisogni altrui è decisamente poco, ancora una volta dimostrando la necessità di un’assistenza strutturata a vario titolo (sociale, sanitaria, sociosanitaria ecc.) e con varie figure professionali coinvolte sul territorio.

I dati epidemiologici sulla patologia oncologica in Italia – forniti dall’Istituto di Statistica (ISTAT) e dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) – sono stati recentemente presentati ed analizzati dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) nel Documento I numeri del Cancro in Italia 2017. La pubblicazione – che presenta lo scenario oncologico nel nostro Paese attraverso il continuo aggiornamento e il monitoraggio sullo stato dell’arte nella ricerca e nelle terapie e sullo stato di assistenza ai malati – è rivolta non solo ai pazienti oncologici, ma anche ai loro familiari e a tutti i cittadini. Campagne di sensibilizzazione e di informazione – come Giochiamo d’anticipo contro il Cancro, Non avere timore, Con le sigarette…Meglio smettere!2.0 – messe in atto da AIOM negli ultimi anni hanno l’obiettivo, attraverso efficaci strategie di comunicazione su ampia scala, di rendere disponibile al pubblico il sapere acquisito, promuovere una migliore informazione e garantire una corretta conoscenza più diffusa e consapevole.

Al di là dei numeri importanti, che ad una prima lettura appaiono ancora drammatici, si comincia ad affermare il concetto che il tumore non è più un male incurabile, può diventare una malattia cronica, si può anche guarire. Pur essendo cauti nell’interpretazione dei risultati, emerge il dato che il 27% dei pazienti vivi dopo una diagnosi di tumore è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita di chi non ha la stessa malattia, grazie ad una diagnosi precoce e all’efficacia delle terapie intraprese.

Se è documentato che ogni giorno In Italia circa 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore, risulta tuttavia che la mortalità continua a diminuire in maniera significativa. Sebbene non rappresenti un valore soglia per la guarigione – che può essere raggiunta in tempi diversi a seconda del tipo tumorale, del sesso e dell’età – la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è un indicatore entrato nel linguaggio comune ed è il risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria ed in particolare la lotta al tabagismo, la diffusione degli screening su base nazionale ed il miglioramento diffuso delle terapie in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato. Nella lotta contro il cancro risultano essere di fondamentale importanza la disponibilità e l’accesso alle terapie più efficaci. Tale obiettivo può essere raggiunto attraverso una implementazione dei Percorsi Diagnostici -.Terapeutici Assistenziali (PDTA) e la costruzione di reti oncologiche, così da ridurre al minimo le attuali disparità di accesso ai servizi nelle varie Regioni italiane e garantire l’equità delle cure oncologiche.

Nel sottolineare ancora una volta l’importanza dell’informazione, dell’educazione e della prevenzione primaria e secondaria nella lotta contro il cancro, si ricorda che l’AIOM nel 2017 ha promosso il primo Festival della Prevenzione e dell’Innovazione in Oncologia. La manifestazione, che si ripeterà nel 2018 in tutta Italia nelle principali città, si pone l’obiettivo di spiegare agli italiani il nuovo corso della lotta al cancro che spazia dai corretti stili di vita, agli screening, alle armi innovative. Infatti grazie ai passi in avanti sul piano della prevenzione e dei trattamenti, non si deve più parlare di male incurabile. È un progetto unico nel suo genere, il primo mai realizzato in Europa. Gli eventi dureranno tre giorni (da venerdì a domenica) e l’AIOM organizza una serie di iniziative in stretta sinergia e in collaborazione con le Istituzioni locali e regionali. Nel 2017 l’Associazione è stata presentata anche a Vicenza, incontrando una sentita partecipazione da parte dei cittadini nei vari eventi organizzati, dimostrando l’efficacia della comunicazione come strategia sinergica nella prevenzione alla malattia oncologica. Per non averne timore.