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3^ giornata della salute della donna: la Fnopi al tavolo della “violenza sui luoghi di lavoro”

3^ giornata della salute della donna: la Fnopi al tavolo della “violenza sui luoghi di lavoro”
 

3^ giornata della salute della donna: la Fnopi al tavolo della “violenza sui luoghi di lavoro”

21/04/2018 – Violenza sulle donne in genere e sui luoghi di lavoro, disturbi dell’alimentazione e stili di vita i temi portanti dei tavoli a cui sono intervenuti esperti di tutte le estrazioni e dicipline. I lavori e i risultati dell’iniziativa sono visibili sul sito dedicato organizzato dal ministero della Salute sul suo portale. La presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli era presente al tavolo sulla violenza sui luoghi di lavoro. IN VIDEO I RISULTATI DEL TAVOLO

Terza Giornata nazionale della Salute della donna al ministero della Salute, voluta dal ministero Beatrice Lorenzin che l’ha promosso insieme alla Fondazione Atena Onlus.

Violenza sulle donne in genere, sui luoghi di lavoro e nei disabili, disturbi dell’alimentazione e stili di vita i temi portanti dei tavoli a cui sono intervenuti esperti di tutte le estrazioni e dicipline (allegati i risulati dei tavoli).

I lavori e i risultati dell’iniziativa sono visibili sul SITO DEDICATO organizzato dal ministero della Salute.

La presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli era presente al tavolo sulla violenza sui luoghi di lavoro.

Giornata che è stata celebrata anche in oltre 150 strutture sanitarie di tutta Italia con iniziative di sensibilizzazione e prevenzione organizzate dalle principali associazioni, società scientifiche e istituzioni territoriali che si occupano a vario titolo della promozione della salute della donna.

 “In questa Giornata – ha dichiarato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – vogliamo ancora una volta rappresentare le problematiche di salute al femminile e la specificità di genere, temi che impattano sul quadro sanitario, sociale ed economico della società italiana nel suo complesso. Tutelare la salute femminile significa favorire la salute di un’intera famiglia e di tutta la collettività, perché le donne svolgono un’azione di health driver fondamentale. È dunque fondamentale che i responsabili politici e gestionali della sanità pubblica dedichino costante attenzione alla salute femminile”.

“Abbiamo organizzato – ha proseguito – un tavolo di lavoro sulla violenza nei luoghi di lavoro e uno sulla violenza sulle donne con disabilità con l’obiettivo di individuare azioni di prevenzione a queste sempre più numerose forme di violenza – ha spiegato – allo stesso modo questa giornata è un’occasione importante per focalizzare l’attenzione sul tema dei disturbi dell’alimentazione, con l’intento di affrontare in modo sinergico le criticità che si sono evidenziate nel tempo. In particolare sarà posto l’accento sui percorsi terapeutico-riabilitativi integrati, richiamando l’importanza dei ruoli diversi che possono e devono essere svolti dai programmatori strategici, a livello centrale e regionale, dagli operatori dei servizi e dalle Associazioni che danno voce a pazienti e familiari. Grande attenzione alla salute al femminile anche nel tavolo di lavoro su prevenzione e stili di vita che approfondirà questi due temi cruciali per la tutela della salute della donna ad ogni età”.

Contro la violenza di genere sui luoghi di lavoro, in particolare, servono iniziative concrete che ricalcano quelle necessarie per combattere le aggressioni in generale agli operatori sanitari.

Barbara Mangiacavalli, partecipando al tavolo sulla violenza di genere nei luoghi di lavoro, ha illustrato una serie di iniziative possibili i cui principi sono stati ripresi anche nelle cinque azioni finali del tavolo.

Questo anche considerando che gli infermieri sono per il 77,42% donne (in alcune Regioni si supera il 90%) e quindi le misure indicate per prevenire la violenza sui posti di lavoro, pur avendo valenza generale per tutti gli operatori, sono mirate a una vera e propria tutela di genere.

“Riteniamo – ha detto Mangiacavalli – che si debbano prevedere dal punto di vista legislativo norme per assicurare tolleranza zero verso la violenza nelle strutture sanitarie, con inasprimento delle pene perché chi la compie sappia (quindi massima informazione) di stare perpetrando un reato severamente punibile”.

Tra le cause che forse è possibile attenuare, secondo Mangiacavalli c’è sicuramente l’eccesso di attesa per una prestazione sanitaria, soprattutto nei pronto soccorso dove si assumono a volte tempistiche davvero stressanti. “Immaginiamo per questo meccanismi già collaudati in alcune Regioni benchmark – ha spiegato – con sistemi di smistamento alternativi (ad esempio il See&Treat, ambulatori di fatto di primo soccorso infermieristico) per alleggerire le file dagli interventi a bassa intensità di cura e ridurre la tensione e la reattività dei pazienti”.

Quello di cui c’è veramente bisogno secondo la presidente Fnopi è comunque di un livello ben più alto di formazione del personale nel riconoscere, identificare e controllare i comportamenti ostili e aggressivi prevedendo anche appositi corsi Ecm, predisponendo anche un team addestrato a gestire situazioni critiche e in continuo contatto con le forze dell’ordine soprattutto (ma non solo) nelle ore notturne nelle accettazioni e in emergenza.

Ma fin qui si parla di ospedale. “Sappiamo bene – ha sottolineato ancora – che molte aggressioni avvengono al momento dell’assistenza a domicilio. Per questa sarebbero necessarie procedure per rendere sicura l’assistenza domiciliare prevedendo anche la presenza di un accompagnatore o la comunicazione a un secondo operatore dei movimenti per una facile localizzazione”.

Per evitare la violenza di genere – ma non solo – sarebbe utile secondo Mangiacavalli anche regolamentare finalmente l’uso dei social nei luoghi di lavoro, soprattutto rispetto a ciò che spesso questi riportano dell’attività professionale per evitare commenti, furti di identità e proposte inappropriate (ne sono vittima circa il 12% delle donne coinvolte). E sui luoghi di lavoro stabilire pene più severe per chi aggredisce verbalmente e fisicamente una donna (non solo sui luoghi di lavoro, è ovvio), prevedendo l’aggravante del pericolo che nell’azione possono correre gli assistiti.

“Bisogna aumentare non solo la formazione degli operatori – ha specificato – ma anche l’informazione, perché siano denunciate da tutti e in modo chiaro le azioni di ricatto e le persecuzioni nell’ambiente di lavoro rispetto alla posizione e ai compiti svolti. Un mobbing spesso sommerso che colpisce spesso in prevalenza proprio il sesso femminile. Non si può più “lasciar fare” – ha concluso Mangiacavalli – e in questo vanno sensibilizzati i datori di lavoro e i responsabili dei servizi: la violenza va rifiutata ed evitata e per questo si devono prevedere sanzioni anche per chi non è in grado di garantire la sicurezza dei suoi dipendenti”.

 VIDEO: ROSSANA UGENTI, DIRETTORE GENERALE PROFESSIONI MINISTERO SALUTE E COORDINATRICE DEL TAVOLO ILLUSTRA I RISULTATI DEL TAVOLO 2 – VIOLENZA SUI LUOGHI DI LAVORO

 

I RISULTATI DEI TAVOLI DI LAVORO

FILE ALLEGATI Risultati tavoli di lavoro.pdf Risultati tavoli di lavoro.pdf (1 MB)